Canto XXXIII


Il trentatreesimo, ed ultimo, canto del purgatorio si sviluppa durante il mezzogiorno di mercoledì 30 marzo del 1300 nell'Eden, o paradiso terrestre, sulla cima del monte del purgatorio. Il paradiso terrestre è il luogo in cui le anime giungono al termine del loro percorso di espiazione, per prepararsi a salire al paradiso dopo alcuni atti di purificazione. Viene rappresentato da Dante come una foresta divina, in cui soffia perennemente una leggera brezza prodotta dal ruotare delle sfere celesti.


Personaggi del canto:

  • Beatrice: rappresenta la musa poetica e spirituale di Dante. Funge da guida per Dante durante il percorso del purgatorio. Compare nel XXX canto del purgatorio, ma era già stata nominata molte volte all'interno dell'opera, infatti grazie a lei Virgilio conduce Dante per tutto l'inferno e gran parte del purgatorio. Beatrice avrà la funzione di guida e mentore di Dante durante la terza cantica, ovvero quella del paradiso e avrà spesso un atteggiamento severo per rappresentare lo scontro tra la razionalità di Dante e la grazia illuminate della fede
  • Stazio: Publio Papinio Stazio è un poeta napoletano vissuto nell'età dei Flavi. Dante lo incontra nel XXI canto del purgatorio fra i pentiti che scontano il peccato di prodigalità nella quinta cornice, nel momento in cui ha smesso di espiare la sua pena. Stazio assisterà insieme a Dante alla processione simbolica (XXXII canto) e alla fine del XXXIII canto accompagnerà Dante nelle acque dell'Eunoè .
  • Matelda: E' allegoria dello stato perduto di innocenza dell'uomo, anche se non si conosce bene ne la sua vera funzione allegorica ne la sua identificazione storica. Il suo compito è quello di immergere le anime purificate nelle acque del Lete, in questo senso Matelda potrebbe rappresentare la felicità dell'uomo antecedente al peccato originale, che le anime riescono a riconquistare dopo le sette cornici del purgatorio.


RIASSUNTO DEL CANTO 

Il canto inizia con sette donne, ovvero le sette virtù, che cantano piangendo il salmo "Deus, venerunt gente" lamentandosi della cattività avignonese, alle quali Beatrice risponde con parole tristi e insieme piene di speranza. Beatrice fa poi muovere tutte le sette donne davanti a si fa seguire da Matelda, Stazio e Dante, invita quest'ultimo ad avvicinarsi a lei e ad ascoltarla attentamente e gli annuncia una nuova Profezia. Beatrice dice a Dante di prendere nota delle sue parole e di riportarle al mondo dei vivi senza nascondere la condizione dell'albero, per due volte spogliato. Chiunque deruba quell'albero offende Dio che lo creo solo per sé, esso è l'albero del bene e del male per il quale dopo averne morso il frutto Adamo penò più di cinquemila anni prima che Cristo lo redimesse. Dante non riesce a comprendere le parole di Beatrice ma afferma che esse sono segnate nel suo intelletto come la cera porta l'impronta del sigillo, Beatrice gli spiega che questo accade per far si che egli si renda conto di quanto poco la scienza umana sia in grado di seguire la scienza divina.                                                  Nel frattempo è mezzogiorno, le sette donne si fermano davanti a due imponenti corsi d'acqua che sgorgano da una sorgente e si allontanano in direzioni opposte. Dante chiede a Beatrice di che fiumi si tratta, Matelda, incaricata da Beatrice, afferma di averglielo già detto e certamente le acque del Lete non glielo hanno fatto dimenticare. Beatrice allora giustifica Dante dicendo che se ne è dimenticato perché cose più importanti hanno distolto la sua attenzione, poi invita Matelda a condurre Dante all'Eunoè, fiume magico con il potere di rafforzare il ricordo del bene compiuto. Matelda prende Dante per mano e invita anche Stazio a seguirla. Dante scrive che vorrebbe descrivere la dolcezza di quelle acque ma per ragioni di spazio letterario non si sofferma affermando di aver già scritto abbastanza sulla seconda cantica. Conclude scrivendo che ritornò indietro dall'Eunoè rinnovato come una pianta rivestita di nuove fronde a primavera, puro e pronto a salire alle stelle.  


                                                                                         Canto


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