Profezia
fu e non è; ma chi n'ha colpa, creda al passato. Ma i colpevoli stiano in guardia: la
che vendetta di Dio non teme suppe. 36 vendetta di dio è un piatto che si serve senza
eccezioni
Non sarà tutto tempo sanza reda L'aquila che ha lasciato le sue penne sul carrol'aguglia che lasciò le penne al carro, perché divenne mostro e poi preda non
per che divenne mostro e poscia preda; 39 sarà per sempre senza eredi;
secure d'ogn'intoppo e d'ogni sbarro, 42 e ostacolo
messo di Dio, anciderà la fuia un inviato di dio, ucciderà la ladra,
con quel gigante che con lei delinque. 45 insieme al gigante, criminale come lei.
qual Temi e Sfinge, men ti persuade, non ti persuadono co me fossero di Temi e
perch'a lor modo lo 'ntelletto attuia; 48 Sfinge, perché ti ottenebrano la ragione
che solveranno questo enigma forte scioglieranno questo difficile enigma senza
sanza danno di pecore o di biade. 51 arrecare danni a pecore o raccolti.
All'interno della Commedia, Dante inserisce alcune profezie relative al destino del mondo, la prima gli viene detta da Farinata degli Uberti all'interno del decimo canto dell'inferno.
In questo caso Beatrice profetizza che la vendetta di Dio cadrà su chi è responsabile della corruzione della chiesa, inoltre rivela che un erede dell'aquila, ovvero dell'impero, che ha lasciato le penne sul carro, un misterioso 515, verrà presto per uccidere la ladra e il gigante. Presto i fatti dimostreranno la correttezza di questa sua profezia. Dante ha il compito di rivelare quanto gli è stato detto, senza però nascondere le condizioni dell'albero che già due volte è stato profanato. Chi lo viola ne paga il prezzo come ben sa Adamo.
Cinquecento dieci e cinque, da riordinare in cifre romane ovvero "D X V", in latino condottiero, potrebbe rappresentare Arrigo VII di Lussemburgo, inviato da Dio per restaurare l'impero e la chiesa. Esistono diverse interpretazioni, ma resta il fatto di una restaurazione del mondo secondo le condizioni volute da Dio.
